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Altered States

Luglio 16, 2008

Cosa succede se la mente umana non viene stimolata? “Nulla!” risponderemmo in prima battuta: basti pensare a cosa succede durante le ore di sonno. Nessuna attività cosciente interferisce col “riposo” neurale, che tuttavia tanto riposo sembra non essere e i sogni lo dimostrano. Ma negli anni ’50 il Dr. Lilly aveva intenzione di andare oltre, andando a testare con mano come potesse rispondere il cervello alla deprivazione sensoriale. Avvia allora i suoi esperimenti con la vasca da lui creata: un contenitore dove l’ospite potesse galleggiare in acqua mantenuta a temperatura corporea costante, al riparo dalla luce e da rumore alcuno. I risultati che lui ottiene testando la vasca su se stesso sono sbalorditivi: la deprivazione sensoriale conduce l’ospite della vasca in uno stato onirico, dove è possibile esplorare i più reconditi recessi della coscienza del singolo e forse della collettività animale e vegetale tutta. La percezione dei limiti corporei svanisce, si perde il contatto col mondo, la mente libera di viaggiare e conoscere.

Sulla vita del Dr. Lilly e sugli esperimenti sulla vasca da deprivazione nasce questo film di Ken Russel del 1980. William Hurt interpreta Eddie, giovane scienziato che sperimenta su se stesso la vasca e, alla ricerca di uno stato di coscienza altro, fa un viaggio in Messico iniziandosi ai riti sciamanici con l’assunzione dei funghi allucinogeni (il Dr. Lilly aveva invece eseguito esperimenti con l’LSD e con la Ketamina). Ritorna Leary, tornano i personaggi della controcoltura americana che vedevano nelle droghe allucinogene un mezzo per abbattere le porte della percezione, fonte di fallace – o quantomeno parziale - conoscenza. Ma il film regge fino ad un certo punto perchè se da un lato Ken Russel si mostra con tutto il suo estro potente, visionario e creativo, dall’altro esagera e la regressione non è più solo neurale ma fisica. Eddie quindi ha modo non solo di condividere la coscienza collettiva che accomuna tutto il creato, ma regredisce lungo la catena evolutiva diventando scimmia. Il film perde a questo punto quella nota “scientifica” che lo contraddistingue nell’intento conservando tuttavia interessanti spunti: la deprivazione sensoriale, le droghe psichedeliche, gli esperimenti, gli stati di coscienza, le allucinazioni. Tutto alla ricerca di un nuovo modo di interpretare la realtà, di percepirla, di viverla: una nuova religione forse, laddove quelle tradizionali hanno fallito. E allora cos’è che cerchiamo: lo sballo? No di certo…

Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.* 

(Nella foto in alto il Dr. Lilly. * citazione da Ossi di Seppia di E. Montale)

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L come Leary, Lsd, Lancet…

Giugno 29, 2008

Ieri mentre ero di guardia ho visto Alterated States di Ken Russell ed ecco che spunta fuori nuovamente il nome di Leary. Ripesco allora questo post datato 11 ottobre 2007 da viafreud33.

Hoffmann \

“L’assolata domenica pomeriggio in cui demmo ad Allen Ginsberg i funghi cominciò pigramente.”

Torna in Italia per i tipi della Shake (casa editrice milanese tanto piccola quanto underground) Il grande sacerdote di Timothy Leary dopo circa 30 anni di assenza sugli scaffali e silenzio…….
16 racconti o meglio 16 viaggi mentali a base di LSD, psilocibina (il prinicipio attivo dei funghi magici) ed affini, ai tempi (belli e andati) in cui tutto ciò non era illegale.
William S. Burroughs, Allen Ginsberg, Aldous Huxley, Alan Watts, Peter Orlovsky, Ralph Metzner sono solo alcuni degli scrittori e personaggi della controcultura americana anni sessanta, che prendono parte a questi viaggi alla scoperta dei più reconditi angoli della psiche dove
immaginazione è davvero potere
Potere che non teme sfide, potere che apre cancelli su nuovi mondi, potere che incute timori tanto che Nixon, presidente degli Stati Uniti di allora, definì Leary
l´uomo più pericoloso degli Stati Uniti.
In attesa di leggere il libro tutto, mi accontento dell’ estratto dal TRIP numero 6, disponibile sul sito della Shake e rido ricordando vecchi viaggi personali….

 

Strana e interessante una coincidenza temporale: proprio nella settimana del lancio del libro in Italia (parliamo di qualche mese fa) si fa sentire l’autocritica con cui il The Indipendent fa retromarcia sulla posizione pro-legalizzazione della cannabis che aveva assunto negli anni precedenti divenendo, ex-abrupto, proibizionista (e oscurantista) perchè sembrerebbe che, secondo non meglio identificati studi, una fumata di marijuana faccia male, al corpo e alla mente.
(…mumble….)
Il Lancet (ecco una rivista scientifica seria) pubblica poco dopo uno studio in cui riclassifica le droghe in base alla loro pericolosità (le categorie per misurare il danno sono differenti: fisici, sociali, dipendenza, ecc.) ed ecco quindi i risultati: la droga più pericolosa risulta l´eroina, l´ultima in classifica è il khat (foglie e germogli della Catha edulis Forsk, pianta di tipo “amfetaminico” dell’Africa orientale e della penisola Arabica); alcol e tabacco sono fra le dieci sostanze ritenute più pericolose: il primo addirittura fra le prime cinque. I barbiturici sono al terzo posto, l´ecstasy al terz’ ultimo. Da ciò la nuova classificazione delle droghe proposta per la Gran Bretagna: Classe A (Eroina, cocaina, barbiturici, alcol); Classe B (Ketamina, benzodiazepine, amfetamine, tabacco); Classe C (canapa, steroidi anabolizzanti, ecstasy, khat).
(…mumble…)
Non mi resta che chiudere così:
“Pensa da solo e metti in dubbio l´autorità”
Timothy Leary

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Digression on Blue

Giugno 12, 2008

Cosa significa per un uomo diventare cieco? E cosa significa diventarlo per uno che di professione fa il pittore e il regista?
“Per me il cinema e la pittura partono dalla stessa esigenza di libertà di fronte ad uno spazio bianco da riempire”: queste sono le parole di Derek Jarman, che trova nelle arti figurative il giusto canale per esprimersi, nell’immagine il giusto codice per riportare e reinterpretare la realtà. L’immagine dunque come costola del linguaggio e in quanto tale, strumento di conoscenza. D’altronde dei cinque sensi quello che prepondera e si impone sugli altri, divenendo auto-referenziale, è la vista. Esiste ciò che si vede. E se ad un certo punto il meccanismo si avaria? Se la visione perde la sua funzione e quindi il suo ruolo, se insomma si diviene ciechi, cosa succede? Come cambia la percezione dell’ambiente? Come varia l’interazione con esso? Come muta la conoscenza?
Derek Jarman muore prematuramente di AIDS nel febbraio del 1994. È stato sempre un regista di nicchia, relegato nella cultura underground. Sempre fuori dagli schemi e aldilà dei generi, Jarman mostra la sua capacità di ridefinire l’immagine, dal punto di vista concettuale e formale, proponendola come elemento centrale della sua opera, dove le incongruenze spazio-temporali non fanno che sottolineare la non mutevolezza dell’uomo nelle varie epoche, imponendosi proprio come interpretazione metastorica dell’esser uomo.
Se nella prima parte della sua carriera, ovvero prima che la malattia lo obbliga alla cecità, la sua produzione si basa su una poetica che trova numerosi punti di comunione con il primo pensiero di Wittgenstein, in Blue va oltre, seguendo la stessa parabola del pensiero del filosofo, divenendo davvero auto-referenziale, scoprendo l’essere uomo, il bene e il male, l’amore, l’odio, la poesia e la morte, dentro se stesso, ad occhi chiusi…
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